Mindful coaching per trovare la giusta presenza mentale

Ansia e stress influenzano la qualità della nostra vita e con questa anche la nostra performance sportiva sia in termini di risultati che di piacere di allenarsi e di gareggiare.

L’attività fisica può essere in alcuni casi un eccellente antistress ma a volte, soprattutto in chi si allena con una certa intensità e perseguendo degli obiettivi, può trasformarsi in uno stress aggiuntivo.

Irritabilità, eccessiva fissazione verso i risultati, perdita del piacere e mancanza di lucidità, sono solo alcuni delle reazioni da stress.

Ma facciamo solo un piccolo passo indietro.

Gli animali sono sempre rilassati a meno che non si trovino ad affrontare una situazione di reale pericolo contingente che si tratti di un attacco nel caso di un predatore che caccia per sopravvivere o di una fuga nel caso di una preda.

Gli animali non sono ansiosi, vivono momento per momento così come esso si presenta.

Ma non fraintendermi… vivere momento per momento non significa non agire pensando al futuro.

Moltissimi animali si organizzano preventivamente a seconda delle stagioni a venire.

Vivere momento per momento significa non caricare di pensieri inutili i progetti che portiamo avanti.

Questi pensieri inutili creano sensazioni spiacevoli nel corpo e finiscono per condizionare alcune nostre funzioni fisiologiche oltre a renderci meno presenti mentalmente.

Ansia e stress sono legati ad una errata percezione del pericolo.

Un Esempio:

Dover essere sempre i migliori oppure essere stati condizionati a credere di non essere mai abbastanza o ancora peggio delle nullità crea un’ansia e uno stress da prestazione non legato ad alcun elemento reale; è solo un sogno mentale a cui noi diamo credito.

Condizionamenti molto frequenti in una società competitiva che è cresciuta nella paura di dover prevalere sull’altro per sopravvivere.

Lo ripeto, una cosa è una reale situazione di vita o di morte, tutt’altro è convivere più o meno costantemente con una pressione mentale non legata direttamente ad un pericolo vero e proprio.

Comprenderne la differenza ti sarà di immenso aiuto.

Un animale non giudica le sue sensazioni.

Una preda che sta per essere attaccata non giudica il suo battito cardiaco accelerato, la sua iperattivazione sensoriale dovuta al cortisolo e all’adrenalina secreta dalle surrenali, non diventa ansioso perché la digestione si interrompe oppure l’intestino cerca di liberarsi velocemente.

Non giudicando le sue sensazioni, il corpo di ogni animale si rilassa naturalmente una volta che il pericolo è scampato.

Giudicando le nostre sensazioni, noi esseri umani portiamo spesso invece con noi tensioni e pensieri che nulla hanno a che fare con la situazione del momento.

Ancora un esempio:

Il solo pensiero della gara attiva delle reazioni fisiologiche simili a quelle di un animale che sta per essere attaccato.

La gara accadrà a settimane, giorni o tra un’ora, comunque non in questo momento, eppure il corpo ha già attivazioni fisiologiche coerenti con uno stato di pericolo.

Ma nessun pericolo reale è presente e l’attivazione, seppur in intensità non massimale, continua a consumare energie e rendere spiacevole il momento.

Lo stress negativo (tecnicamente definito distress) è quindi ovvero una attivazione mentale percepita come spiacevole, che attiva risposte fisiologiche non coerenti con la realtà del momento.

Cosa possiamo fare?

Prendere consapevolezza intanto dell’irrazionalità della reazione che sta accadendo astenendoci dal giudizio però.

Ciò che sta creando la tensione è già un giudizio che noi abbiamo fatto nostro, aggiungerne di altri non ti potrà quindi essere di aiuto; anzi.

Giudicare un giudizio non serve, quello che possiamo fare è imparare semplicemente ad osservare tutto questo movimento.

Osservare i pensieri, osservare le sensazioni e le emozioni che si attivano.

Qualsiasi cosa accade, spiacevole che sia, osserva i pensieri che la sostengono e le voci che l’hanno creata.

Vecchi giudizi che abbiamo fatto nostri negli anni ma che nostri non erano all’inizio.

Il corpo può esserci di aiuto.

Nella nostra osservazione possiamo includere anche il respiro, i suoni intorno a noi, gli odori, le percezioni tattili e della pelle, ciò che vediamo.

Nessuno sforzo è richiesto.

Includere non richiede sforzo.

Non c’è bisogno di immaginare alcuna cosa, non c’è bisogno di concentrarti su alcuna cosa, basta tu accolga tutto ciò che si pone all’attenzione dei tuoi sensi senza trattenerla.

La tua natura è essere rilassato.

Rimani aperto, in contatto con il respiro e le sensazioni del corpo.

Fatti magari affiancare da qualcuno che possa sostenerti in questa osservazione affinché tu non ti perda tra le onde emotive.

Sono un insegnante di Mindfulness per la ruduzione dello stress, un atleta e un preparatore atletico e un meditatore.

La sessione, della durata di almeno 1 ora, avviene in videochiamata.

Mindful coaching è un approccio soprattutto pratico.

Contattami per avere informazioni sull’ascolto del corpo:

Alessandro Nardomarino – Istruttore di Mindfulness e Preparatore Atletico

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ale.nardomarino@gmail.com

Alessandro Nardomarino è Istruttore di Mindfulness, Operatore Professionale Shiatsu, Insegnante di Postural Pilates, Personal Trainer, ha frequentato corsi di Craniosacrale e partecipato a ritiri e gruppi di Tantra, Meditazione attive di Osho e Zen. Sportivo da sempre: judoka, maratoneta, nuotatore in acque libere e corridore in montagna.