Tratto dal libro True – La mia storia – Mike Tyson

Cus D’Amato parla al giovane apprendista Tyson…

All’inizio, durante i nostri fine settimana, Cus non mi lasciava nemmeno boxare. Una volta finito il riscaldamento con Teddy, ci sedevamo a chiacchierare.

Lui mi chiedeva delle mie sensazioni, di cosa provavo, e mi parlava della psicologia del pugilato. Voleva conoscermi a fondo. Discutevamo degli aspetti spirituali della boxe. «Se non hai lo spirito di un guerriero, potrai anche essere grande e grosso ma non diventerai mai un vero pugile» diceva.

Faceva discorsi piuttosto astratti, ma era convincente. Parlava la mia lingua. Anche lui veniva dai bassifondi ed era cresciuto in strada. Per prima cosa mi parlò della paura e di come superarla. «È l’ostacolo più grande all’apprendimento. Ma può anche diventare la tua migliore amica. È come il fuoco: se impari a controllarlo, puoi usarlo a tuo beneficio.

Oppure come una palla di neve in cima a un pendio: puoi raccoglierla e scagliarla via o farci quello che ti pare, prima che cominci a rotolare giù, ma se la lasci andare comincia a ingrossarsi, finché diventa una valanga e ti schiaccia. Allo stesso modo, non devi mai permettere che la paura ti sfugga di mano, o non riuscirai a raggiungere il tuo obiettivo, o a salvarti la vita.

«Credi di conoscere la differenza tra un eroe e un codardo, Mike? Be’, non riguarda ciò che provano.

Sono le loro azioni a distinguerli.

Eroi e codardi provano esattamente le stesse emozioni: bisogna imporsi una disciplina per agire come i primi e non come i secondi. «La tua mente non ti è amica, Mike. Spero che tu lo sappia.

Devi combatterla, piegarla, rimetterla al suo posto. Devi controllare le tue emozioni.

La fatica sul ring è psicologica al novanta per cento, nient’altro che un alibi per gettare la spugna.

Alla vigilia di un incontro, non riuscirai a dormire. Non preoccuparti, per il tuo avversario è lo stesso.

Alla pesatura, lui ti sembrerà molto più grosso di te, e freddo come il ghiaccio, ma dentro anche lui brucia di paura. La tua immaginazione gli attribuirà capacità sovrumane.

Ricorda, il movimento allevia la tensione.

Nell’istante in cui suona la campana ed entrate in contatto, di colpo il tuo avversario apparirà come un uomo comune, perché i tuoi timori immaginari si saranno dissipati. Il combattimento è l’unica realtà che conta.

Il combattimento è l’unica realtà che conta.

Devi imparare a imporre la tua volontà e ad assumere il controllo di quella realtà.» Potevo starlo a sentire per ore.

E lo ascoltavo davvero.

Cus mi spiegò l’importanza di agire in modo intuitivo, impersonale e rilassato, per impedire che l’emozione e i sentimenti bloccassero quanto mi suggeriva l’istinto. Mi disse di averne parlato anche con il grande scrittore Norman Mailer.

“Cus, forse non lo sai ma quello che eserciti si chiama Zen” gli aveva risposto Mailer e gli aveva regalato un libro intitolato Lo zen e il tiro con l’arco. Cus me lo leggeva spesso.

Cus era convinto che per diventare qualcuno bisognasse partire dalla mente.

Se vuoi essere un campione mondiale dei pesi massimi, devi cominciare a vivere come tale.

A soli quattordici anni, ero già un devoto seguace della sua filosofia: allenarsi senza risparmio e ragionare come un gladiatore romano, con la mente sempre pronta alla guerra ma l’atteggiamento calmo e rilassato.

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a cura di: Alessandro Nardomarino Istruttore di Mindfulness

Alessandro Nardomarino è Istruttore di Mindfulness, Operatore Professionale Shiatsu, Insegnante di Postural Pilates, Personal Trainer, ha frequentato corsi di Craniosacrale e partecipato a ritiri e gruppi di Tantra, Meditazione attive di Osho e Zen. Sportivo da sempre: judoka, maratoneta, nuotatore in acque libere e corridore in montagna. Ha creato il Massaggio Muscolare Profondo, sintesi tra occidente ed oriente. Si dedica adesso completamente a diffondere e insegnare la Sport Mindfulness.