Stress e competizione

Stress e competizione sono un connubio non necessariamente negativo.

Lo stress in sé è uno stimolo, né positivo, né negativo.

A volte può essere percepito come incentivante, altre volte come un vero e proprio disagio.

Toglietevi dalla testa l’idea di imparare a controllare quell’ansia che arriva anche parecchi giorni prima di una gara e che sale più o meno con l’approssimarsi dell’evento.

Anzi, diciamo che è proprio questa idea e non solo questa, a mantenere lo stato ansioso attivato; un cane che si morde la coda.

Non è possibile a mio parere “gestire” né tanto meno “controllare” le emozioni spiacevoli anche se umanamente ci piacerebbe.

Molti vendono queste allettanti fantasie spingendo sul desiderio di chi in buona fede vorrebbe non avvertire più tale disagio.

Ok, ho dato la notizia cattiva adesso do quella buona.

Non è possibile controllare le emozioni ma non è neanche necessario.

Non è necessario quando si impara a conoscere e osservare i meccanismi della mente e l’origine delle emozioni.

Non dovete però laurearvi in psicologia, è un “semplice” lavoro di consapevolezza.

Uno dei maestri che ho amato, Osho, diceva: “sii come un animale, ma consapevole”.

In anni di pratica di meditazione, corsi e ritiri di Zen, tantra e Mindfulness ho tradotto questa affermazione con: “entra nel corpo, stai nella sensazione”, una volta conosciuti ed osservati i meccanismi della mente, puoi imparare a vivere il momento, presente, sveglio, momento per momento, senza bisogno di pensare a cosa fare costantemente.

Quando impari a stare con la sensazione che sorge nel momento, lasci sullo sfondo i pensieri che sorgono.

Ti ritrovi così consapevolmente qui e adesso, nell’unico luogo e nell’unico tempo reali.

La mente non è mai qui e adesso, è la sua natura, ha una sua funzione che non è consapevolezza.

Non si tratta di negare i pensieri, questo atteggiamento rientrerebbe in una sorta di idea di controllo, ma di poter osservare come la mente influenza il corpo e quanto i pensieri che sorgono siano inutili e deleterei per la nostra qualità della vita e per la prestazione.

Ah, già! Avevo dimenticato la prestazione!

L’ansia da prestazione è l’ansia difronte ad un momento PERCEPITO come eccessivamente importante, come vitale, come fosse questione di vita o di morte ma senza che però lo sia realmente.

Il paradosso è che se lo fosse davvero, probabilmente il corpo reagirebbe con l’istinto e non con lo stress. Il corpo di un animale che sta per essere attaccato da un predatore secerne adrenalina e cortisolo, aumenta i battiti cardiaci, interrompe le funzioni immunitarie e digestive, ogni cellula è pronta per l’azione, si tratta di vivere o morire.

Sono meccanismi coerenti che ritornano a livelli normali quando il pericolo è scampato. Quando il nostro corpo è attivato dallo stress, attiva su per giù le stesse reazioni ma in ASSENZA DI PERICOLO REALE IMMINENTE.

Queste reazioni non raggiungono mai un picco ma mai ritornano nei parametri normali.

Si vive in una situazione più o meno duratura di reazioni psicofisiche negative non coerenti con ciò che realmente sta accadendo.

È come se fossimo costantemente sul chi va là, come se ci fosse sempre un predatore in agguato pronto per ucciderci.

I nostri predatori non sono l’avversario o la prestazione a cui ci prepariamo, ma dei condizionamenti mentali che possiamo imparare a riconoscere; giudizi, credenze e vecchie esperienze finite dritte dritte nell’inconscio.

Non si tratta di un processo teorico, non si tratta di capire (non solo) ma di imparare ad allenarsi alla presenza proprio quando tutto questo processo sta accadendo.

È necessaria una attenzione alle sensazioni del corpo.

Devi imparare a sentire, essere presente ed esplorare le sensazioni.

E lo stare con il respiro è un eccellente supporto nei momenti difficili.

Non c’è da cambiare la mente, non serve introdurre mille altre informazioni, devi imparare a “passare nel fuoco”.

La mia storia personale e sportiva come ansioso mi ha portato negli anni a praticare e approfondire molto questo argomento.

Adesso lo insegno nella Sport Mindfulness.

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Alessandro Nardomarino Istruttore di Mindfulness

Alessandro Nardomarino è Istruttore di Mindfulness, Operatore Professionale Shiatsu, Insegnante di Postural Pilates, Personal Trainer, ha frequentato corsi di Craniosacrale e partecipato a ritiri e gruppi di Tantra, Meditazione attive di Osho e Zen. Sportivo da sempre: judoka, maratoneta, nuotatore in acque libere e corridore in montagna. Ha creato il Massaggio Muscolare Profondo, sintesi tra occidente ed oriente.

photo di copertina di Denis Rouvre