Poche ore di sonno, tanti chili in più (1a parte)

Poche ore di sonno, tanti chili in più (3a parte)

Stressati e assonnati
Ma queste ore di veglia in più potrebbero  aiutarci a fare più attività fisica? Come per il cibo, sarebbe ragionevole pensare che stare svegli più a lungo comporti una maggiore attività, con un conseguente maggiore dispendio energetico. Ma non è necessariamente così, secondo i ricercatori. Uno studio ha scoperto che dopo due notti passate dormendo appena quattro ore, i soggetti avevano “un’attività significativamente inferiore” rispetto chi aveva riposato otto ore. In effetti, i risultati degli studi sui livelli di esercizio fisico dopo la privazione del sonno sono ambigui, ma i soggetti in genere riferiscono di sentirsi più letargici e meno disposti a eseguire l’esercizio di intensità da moderata ad alta proposto negli esperimenti. Quindi, pur passando a letto da due a quattro ore in più, durante le 16-17 ore di veglia una persona ben riposata ha maggiori probabilità di attenersi alle raccomandazioni sull’attività fisica e di migliorare il proprio metabolismo.

La mancanza di sonno può anche portare alla perdita di massa muscolare e a un guadagno di grasso. Con poco sonno, il corpo ha più probabilità di produrre cortisolo, l’ormone che risponde allo stress. In diversi studi, dopo la privazione del sonno, i soggetti avevano livelli di cortisolo più alti al termine della giornata, quando invece dovrebbe calare per preparare il corpo al riposo. Il sovrappiù di cortisolo spinge l’organismo a immagazzinare più grasso e a utilizzare tendenzialmente altri tessuti molli, come i muscoli, quale fonte di energia, il che significa che un regime di privazione di sonno porta a perdere più muscoli e accumulare più grasso. Uno studio ha trovato che, dopo due settimane di una limitata restrizione calorica (10 per cento in meno rispetto al dispendio energetico giornaliero), i soggetti che dormivano 5,5 ore per notte avevano perso solo 0,6 chilogrammi di grasso, ma 2,4 chilogrammi di altri tessuti, come i muscoli, mentre i soggetti che dormivano 8,5 ore ogni notte avevano perso 1,4 chilogrammi di grasso e 1,5 chilogrammi di altri tessuti. “Alcuni di questi effetti metabolici avvengono abbastanza rapidamente”, nota Mehra.

Prima il sonno o prima il grasso?
I lavori esaminati nella metanalisi di Shlisky e colleghi erano tutti piccoli e di breve durata. Ma studi epidemiologici più ampi e a lungo termine hanno dato risultati simili. Tuttavia, il rapporto tra la privazione del sonno e l’aumento di peso non è ancora chiaro: la stessa obesità può contribuire alla perdita di sonno. Condizioni diffuse, come l’apnea notturna sono tra le maggiori cause di un sonno interrotto e di una cattiva qualità del sonno nella popolazione generale. Così, è la privazione del sonno che causa l’obesità, o è piuttosto il contrario?

“Ci potrebbe essere una relazione bidirezionale”, dice Mehra. Anche se l’apnea notturna e altre condizioni analoghe possono produrre un sonno di bassa qualità, Mehra ritiene che ci siano dati sufficienti a mostrare che molte persone inizialmente di peso normale e sano, non dormendo a sufficienza, nel tempo sono arrivate a condizioni di salute peggiori.

“Penso che ci sia spazio per saperne di più sui meccanismi sottostanti”, aggiunge, ma fa notare che è probabile che il sonno perduto contribuisca quanto meno ai problemi metabolici: “Penso che possiamo abbastanza tranquillamente affermare che dormire in misura insufficiente fa male alla salute”, salute metabolica compresa.

Non tutti i medici, e certamente non tutti i pazienti, attualmente si concentrano sul sonno come intervento potenzialmente importante per perdere peso. Per esempio, le persone che cercano di dimagrire, in particolare attraverso una riduzione delle calorie e l’esercizio fisico, possono incontrare difficoltà a sentirsi sazie, a ignorare il desiderio di cibi insalubri e a fare esercizio fisico se sono a corto di sonno. “I medici che tentano di far perdere peso ai pazienti possono migliorare i risultati discutendo del tempo dedicato al sonno nel quadro di un intervento su uno stile di vita sano”, osservano i ricercatori.

Naturalmente, dormire di più può essere difficile, specialmente vivendo in ambienti interni con luci perennemente accese e con il bagliore degli schermi che confondono i nostri ritmi circadiani. “Le esigenze di uno stile di vita moderno, fra cui il tempo eccessivo di esposizione a schermi televisivi e del computer brillantemente illuminati, il lavoro a turni e il jet lag comportano una parziale privazione del sonno”, osservano Shlisky e colleghi. Ma i dati di questo e di altri studi suggeriscono che nella battaglia contro l’obesità, e per una vita sana in generale, dormire di più potrebbe essere un passo importante e relativamente più semplice rispetto al mangiare bene e fare ginnastica.

(La versione originale di questo articolo è apparsa su scientificamerican.com il 24 ottobre. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)