Mindfulness: facciamo chiarezza

Una pratica di consapevolezza per rimanere presenti momento per momento, qui, adesso.

Cenni sulle origini

La mindfulness trae ispirazione da alcune pratiche di meditazione buddhista (es. vipassana) poi rivedute, prive dell’accezione religiosa, dal biologo Jon Kabat Zin e organizzate in un protocollo utilizzato per ridurre gli effetti mentali negativi molto pesanti sui malati cronici.

Il suo utilizzo in ambito clinico ne fa una delle poche, se non l’unica pratica “mentale” testata nei decenni scientificamente.

Mindfulness che significa?

Mindfulness è la traduzione in inglese della parola Sati, che nella lingua pali (lingua liturgica del Buddhismo), si riferisce all’espressione “attenzione consapevoleo più semplicemente consapevolezza”.

Secondo la definizione di Jon Kabat-Zinn, Mindfulness significa: “porre attenzione in maniera intenzionale al momento presente, in maniera non giudicante”

Mindfulness e pilota automatico

Nella maggior parte della nostra quotidianità tendiamo ad essere guidati più dal pilota automatico”, seguiamo cioè degli schemi abituali e automatizzati che utilizziamo per fronteggiare la realtà. Attraverso essi, siamo più portati a reagire alle situazioni piuttosto che ad agire.

Tutti abbiamo sperimentato e continuiamo costantemente a sperimentare le reazioni tipiche del pilota automatico, privo di consapevolezza. E’ importante precisare che non necessariamente le reazioni automatiche sono sempre negative, ad esempio, guidare l’auto è un esempio funzionale di attivazione del pilota automatico utile e necessaria, ma quando si innescano meccanismi emotivi, il pilota automatico ci fa perdere il momento e permettiamo a questi meccanismi automatici di prendere possesso della nostra vita; vediamo ma non guardiamo, ascoltiamo ma non siamo attenti,, sopravviviamo ma non viviamo.

Mindfulness, i 7 principi

Come pratica meditativa, la mindfulness si basa su quelli che vengono chiamati i 7 pilastri, un approccio alla mindfulness come alla vita:

  1. Non giudizio: la nostra mente nell’esatto momento in cui produce un pensiero, emette un giudizio basandosi su passate esperienze o condizionamenti. Si passa dal pensare al sentire.

  2. Pazienza: ogni cosa è pronta al momento giusto, un figlio impiega nove mesi per formarsi e nascere, un frutto è pronto nella sua stagione, lo stesso vale per ogni tipo di comprensione.

  3. Mente del principiante: guardare e vivere il mondo con un modo innocente, come i bambini, con un atteggiamento innocente, curioso e di scoperta continua.

  4. Fiducia: pazienza e fiducia sono strettamente connessi. La fiducia non ha bisogno di riscontro, è una qualità del cuore.

  5. Non cercare risultati: strettamente connesso al principio della pazienza. Metto da parte l’idea di raggiungere un risultato e mi rilasso nella pratica, mantenendo l’aspetto dell’esplorazione.

  6. Accettazione: ovvero, vedere le cose così come sono adesso. Nulla a che vedere con la sopportazione o con la rassegnazione, l’accettazione è una qualità attiva.

  7. Lasciare andare: probabilmente il più importante e il meno compreso. La vita scorre, così i momenti, nulla rimane fermo e immobile, lasciar andare è riconoscere questo movimento assecondandolo.

Mindfulness: pratica formale e informale 

Quanti modi esistono per praticare la mindfulness?

Esistono due modalità principali di praticare la mindfulness e allenarci ad essere presente nel qui e ora:

  1. Pratica formale: consiste nel praticare una delle meditazioni di Mindfulness in maniera strutturata, dai 15 ai 25 minuti al giorno, ogni giorno.
  2. Pratica informale: questa modalità non prevede un momento strutturato ma, al contrario, può essere messa in pratica in qualsiasi momento della giornata e in qualsiasi contesto.

Mindfulness: cosa non è

Non è una tecnica di rilassamento, per quanto si parli di meditazione, l’obiettivo della mindfulness non è il rilassamento.

Con la Mindfulness puoi accorgerti di poter restare presente anche nei momenti difficili così come poterti godere a fondo i momenti piacevoli.

Ricercare la sensazione di rilassamento, finisce col creare l’effetto contrario.

La Mindfulness non è assenza di pensieri, non una via di fuga, non è una forma di ipnosi leggera né vuole modificare con qualche trucco le tue percezioni.

Praticare mindfulness ti porta a poter osservare i pensieri, si forma una distanza tra te e il pensare, tu non sei i tuoi pensieri.

La Mindfulness non è terapia né psicologia ma una forma di training di consapevolezza. Quando vivi consapevolmente l’attimo presente non c’è alcun bisogno di analizzare il passato. Emozioni e sentimenti hanno sempre una storia, per questo necessitano di analisi psicologica, se rimani sulla sensazione, anche con l’aiuto del respiro, piacevole o spiacevole che essa possa essere, sei qui, adesso.

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Alessandro Nardomarino Operatore Professionale Shiatsu, Insegnante di Postural Pilates, Istruttore di Mindfulness, ha frequentato corsi di Craniosacrale, Meditazione e Zen. Sportivo ed amante del nuoto. Ha creato il Massaggio Muscolare Profondo, sintesi tra occidente ed oriente.

“Cercate di capire una cosa: la traiettoria della nostra vita spirituale, qualunque sia il nostro cammino, progressivo o diretto, devozionale o no, passa per la resa.
Infine questo è il nome di tutto il gioco spirituale: resa.
Qualsiasi cosa facciate spiritualmente ci conduce a uno spontaneo stato di resa, un lasciar andare.
È qui che tutte le strade convergono, non importa quali siano.
Una volta che sapete questo, siete informati che ogni passo lungo la strada è sempre la vostra prossima opportunità di resa.”

Adyashanti