La semplicità nell’agonismo come nella vita è uno dei concetti più fraintesi.

di Alessandro Nardomarino Istruttore di Sport Mindfulness

Ma partiamo dall’inizio, dalla convinzione cioè che ci si debba sforzare ad allenare la mente nello sport agonistico.
Se vuoi davvero fluire, essere nel flow e trovare la tua migliore prestazione in maniera naturale, è necessario abbandonare l’idea tu ti debba sforzare. Ti puoi impegnare, dovrai essere intenso certamente, ma lo sforzo mentale è semplice dispersione di energia.
La mente è totalmente inutile nella percezione del momento presente, ci è invece di estremo aiuto nella comunicazione pratica (non empatica) tra noi esseri umani, nell’accumulare dati e informazioni.

La mente, per sua natura, ama invece tutto ciò che è complesso e non immediato, non può cogliere l’attimo, arriva sempre un momento dopo o parecchio tempo dopo l’istinto, qualcosa che la nostra società ha frainteso con l’impulso, che ha giudicato e quasi abbandonato.
Servendoti della mente puoi elaborare concetti passati e creare fantasie sul futuro, mai essere nel momento.
Siamo culturalmente così tanto identificati con la mente che perfino gli atleti che più di altri dovrebbero aver sviluppato oltre ai muscoli e alle necessarie caratteristiche fisiologiche la vera intelligenza del corpo, hanno acquisito qualità più simili a delle banali macchine, potenti in alcuni casi, ma poco sensibili e con grandissimi limiti.
Dalle credenze occidentali nasce quindi la fantasia di allenare la mente con la mente per ottenere migliori performance.
Un bellissimo sogno irreale, una suggestione efficace ma pur sempre una fantasia.
Possiamo in verità creare degli incantesimi per la mente, molte discipline mentali vanno in questa direzione, creano trucchi utili per autosuggestionarla così da permettere al corpo una maggiore liberà, non dà consapevolezza ma può funzionare.
In alternativa possiamo semplicemente imparare ed allenare l’attenzione emotiva.
Più rimani in attenzione, più sei consapevole dei legami tra mente e corpo, più puoi sperimentare cosa significa stare nel corpo.
Più sei in grado di osservare i meccanismi della mente e come essa interferisca emotivamente e più sei davvero disposto a rinunciare a qualche inutile e dispendiosa chiacchera mentale.
Nell’esperienza del flow nello sport, quando il corpo sembra compiere al meglio delle sue possibilità un gesto atletico senza che la mente interferisca, quest’ultima si rivela appunto soltanto un corollario, una funzione non fondamentale, di certo non la regia.
Quest’ultima affermazione è per l’essere umano contemporaneo e tecnologizzato quasi una bestemmia ma è anche però la base di tutte le discipline di consapevolezza orientali.
C’è qualcosa che va oltre l’attività mentale che si chiama attenzione (non concentrazione) ed è quella fondamentale capacità che si allena praticando tecniche di meditazione non necessariamente statiche e noiose.
Si può allora intanto iniziare con l’essere presenti alle sensazioni del nostro corpo, essere presenti al respiro e poi percepire come i pensieri lo influenzano e come esso possa essere libero di esprimersi al meglio quando non frenato dalla mente.
Come appena scritto, un modo per rimanere nel corpo, uno strumento sempre a portata di “mano” o meglio, di naso, è il respiro. Non una respirazione particolare, la semplice attenzione al respiro.
Connettersi con il respiro ci riporta alle sensazioni e al momento presente… semplicemente appunto. Quando percepiamo confusione ed estrema complessità, la nostra attenzione al corpo è perduta in quel momento.
Quando ci identifichiamo con i processi mentali va perduta anche la meravigliosa facoltà dell’intuizione.
L’intuizione è possibile accada quando le “strade” della mente sono sgombre, dove c’è traffico neanche una Ferrari può correre.
La natura della mente è quella di complicare, dividere, catalogare e giudicare, va bene così, è utile per molte cose ma non per tutto ciò che ha a che fare con la consapevolezza, con il momento presente, con istinto, l’intuito.
Ciò che è semplice la mente cercherà di complicarlo, ciò che è semplice la mente lo etichetterà come banale, superficiale, non efficacie, non abbastanza.
Nel mio lavoro di più di venti anni su me stesso l’ho potuto verificare infinite volte e lo faccio ancora.
Insegno questo con la Sport Mindfulness ad atleti e professionisti dello Sport che mi rimandano la stessa mia comprensione.

Alessandro Nardomarino Istruttore di Sport Mindfulness

Alessandro Nardomarino è Istruttore di Mindfulness, Operatore Professionale Shiatsu, Insegnante di Postural Pilates, Personal Trainer, ha frequentato corsi di Craniosacrale e partecipato a ritiri e gruppi di Tantra, Meditazione attive di Osho e Zen. Sportivo da sempre: judoka, maratoneta, nuotatore in acque libere e corridore in montagna. Ha creato il Massaggio Muscolare Profondo, sintesi tra occidente ed oriente. Si dedica adesso completamente a diffondere e insegnare la Sport Mindfulness.