Il problema dello stress

Non c’è nessun farmaco che possa renderci immuni allo stress e al dolore, che sia in grado di risolvere magicamente i problemi della nostra vita e di guarirci. Muoverti verso la guarigione e la pace interiore richiede uno sforzo cosciente da parte tua. Significa imparare a lavorare proprio con quello stress e quel dolore di cui vuoi liberarti.

Il livello di stress nella nostra vita è oggi così grande che sempre più persone decidono di cercare di capirlo meglio e di imparare a controllarlo in una certa misura, rendendosi conto che nessun altro può risolvere il problema per conto loro.

Questo impegno personale è ancora più importante se, oltre alle normali pressioni del vivere a cui tutti siamo sottoposti, soffri di una malattia cronica o di un’invalidità che introduce nella tua vita un elemento di stress particolare.

Il problema dello stress non ammette soluzioni facili e rapide. Fondamentalmente lo stress è una componente naturale del vivere a cui non è possibile sottrarsi, come non è possibile sottrarsi alla condizione umana. Alcuni cercano di evitarlo cingendosi di barriere protettive che li separano dalle esperienze della vita; altri cercano di sfuggirgli desensibilizzandosi in vari modi.

Naturalmente, evitare dolori e disagi inutili è una manifestazione di buon senso e tutti abbiamo bisogno di quando in quando di prendere le distanze dai nostri guai. Ma se la fuga diventa il modo abituale di rapportarci ai nostri problemi, quegli stessi problemi finiscono per moltiplicarsi.

Non scompaiono magicamente: ciò che scompare, o perlomeno si eclissa, è la nostra capacità di crescere, cambiare e guarire. Alla fin fine, affrontare i problemi è il solo modo per superarli.

Navigare nella vita

Affrontare le difficoltà della vita con metodi che conducano a soluzioni efficaci e ad uno stato di armonia interiore è un’arte. Un elemento di quest’arte consiste nell’orientare la nostra vita in modo tale da servirci della pressione generata dal problema stesso per attraversarlo, proprio come un navigante orienta la vela per utilizzare la pressione del vento.

Navigare direttamente controvento è impossibile; e navigare soltanto con il vento in poppa ci permette di andare in una sola direzione, quella in cui tira il vento. Ma, se sappiamo orientare la nostra vela ed essere pazienti, spesso arriviamo alla meta che ci siamo prefissi e conserviamo una certa padronanza della nostra rotta.

Se vuoi servirti della pressione dei tuoi problemi per navigare in questo modo devi imparare a metterti in sintonia con le esperienze della tua vita, così come il navigante entra in sintonia con la sensazione della barca, dell’acqua, del vento e della rotta che vuole seguire.

E devi imparare a navigare in ogni sorta di circostanze stressanti, non solo quando splende il sole e il vento soffia esattamente nella direzione che vuoi.

Tutti sappiamo che le condizioni atmosferiche sfuggono al nostro controllo.

Il buon marinaio impara a leggerle attentamente e a rispettarne la potenza. Se è possibile, evita la tempesta; ma, se non è possibile e ci si trova in mezzo, sa quando è il momento di ammainare le vele, serrare i portelli, gettare l’ancora e aspettare che la burrasca si acquieti, tenendo sotto controllo quello che è controllabile e lasciando andare il resto. Il marinaio, per sviluppare le capacità occorrenti in queste circostanze, ha bisogno di addestramento, pratica e molta esperienza.

Sviluppare le capacità occorrenti per affrontare efficacemente le varie condizioni atmosferiche della tua vita è precisamente lo scopo dell’addestramento all’arte di vivere consapevolmente.

Il tema della padronanza delle situazioni è di importanza centrale per lo stress. Nel mondo operano molte forze che sono per noi del tutto incontrollabili e altre che magari riteniamo al di là del nostro controllo, ma non lo sono in realtà.

La capacità di influire sulle circostanze della nostra vita dipende in larga misura da come vediamo le cose.

Le convinzioni che abbiamo su noi stessi, e il modo in cui vediamo il mondo e le forze che agiscono in esso influiscono su ciò che ci appare possibile o meno, su quanta energia abbiamo a disposizione per agire e sulle scelte che indirizzano l’uso della nostra energia.

Per esempio, se ti senti minacciata, se ti sembra di essere sul punto di essere sopraffatta dalle pressioni della vita, la tua esperienza interna sarà di ansia rispetto a tutte le cose che potrebbero farti perdere il controllo della situazione. Queste cose possono essere reali o immaginarie: fa poca differenza ai fini dello stress che subisci e dell’effetto che hanno sulla tua vita. Il senso di minaccia può accendere in te sentimenti di rabbia e di ostilità, magari un comportamento aggressivo derivante dall’impulso a proteggerti. In tali momenti le nostre insicurezze più profonde erompono e possono dar luogo a comportamenti distruttivi per noi stessi o per altre persone, lasciandosi dietro strascichi dolorosi. Se soffri di una malattia cronica o di un’invalidità che ti impedisce di fare le cose che eri abituata a fare, intere sfere di controllo della tua vita possono andare in fumo. Se per giunta la tua condizione ti provoca dolore e se questo dolore non risponde bene alle terapie mediche, il senso di impotenza può essere aggravato dalla sensazione che nessuno, neppure i medici, è veramente in grado di aiutarti.

Ma la nostra preoccupazione di mantenere le cose sotto controllo non si limita ai grandi problemi della vita. Alcuni degli stress più insidiosi provengono proprio dalle nostre reazioni ad eventi piccolissimi, insignificanti, che minacciano in qualche modo il nostro senso di padronanza delle situazioni: un guasto alla macchina mentre stiamo andando a un appuntamento importante, i bambini che disobbediscono per la decima volta, la coda al supermarket o all’ufficio postale.

La catastrofe del vivere

Non è facile riassumere in poche parole l’intera gamma delle esperienze che ci mettono a disagio, che ci provocano dolore e che alimentano un sotterraneo senso di paura, insicurezza e impotenza. Se dovessimo farne un elenco, esso comprenderebbe certamente la nostra vulnerabilità e mortalità. Potremmo includervi anche la tendenza collettiva dell’umanità alla crudeltà e alla violenza, nonché l’immensa mole di ignoranza e avidità, illusione e inganno che governa le nostre azioni e le azioni umane in generale.

Come definire la somma delle debolezze, limitazioni e inadeguatezze umane, delle malattie e invalidità con cui dobbiamo convivere, degli incidenti, delle sconfitte e dei fallimenti che abbiamo vissuto o che temiamo, delle ingiustizie e dello sfruttamento di cui abbiamo sofferto o a cui cerchiamo di sfuggire, della perdita di persone amate e, prima o poi, del nostro stesso corpo? Una metafora che esprima tutto ciò dev’essere una metafora non sentimentale. Deve rappresentare anche il fatto che vivere non è un disastro, solo perché siamo esposti alla paura e al dolore; deve contenere la gioia insieme alla sofferenza, la speranza insieme alla disperazione, la calma insieme all’agitazione, l’amore insieme all’odio, la salute insieme alla malattia.

Quando cerco di descrivere l’immensità della condizione umana che tutti prima o poi nella vita ci troviamo a dover affrontare e in qualche modo trascendere, mi torna sempre alla mente una battuta del film Zorba il greco, tratto dal romanzo di Nikos Kazantzakis. Quando l’inglese si rivolge a Zorba e gli chiede: «Zorba, sei mai stato sposato?», la risposta di Zorba è più o meno: «Non sono forse un uomo? Certo che sono stato sposato. Moglie, casa, figli, tutto quanto… l’intera catastrofe!»

tratto dal libro: Vivere momento per momento – autore: Jon Kabat Zinn

Mindfulness per la riduzione dello stress

Alessandro Nardomarino

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